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Nonna Fiamma I genitori l’avevano chiamata Fiamma come la nonna. Non abitava quasi mai a casa propria, ma stava sempre da lei. Le faceva compagnia e aveva imparato tante cose da quella donna dolce e affabile. I suoi occhi malinconici ed espressivi la incantavano, la rassicuravano. Quelle mani lentigginose tante volte l’avevano accarezzata e cullata. Veniva chiamata Fiammetta ed era una ragazzina molto sveglia. Con i capelli di un particolare color rosso che si adattava perfettamente al suo nome. Aveva una miriade di efelidi sul naso e un sorriso da birbante. Voleva narrate le fiabe e spesso sfogliava gli antichi album delle fotografie di famiglia, appassionandosi ad ascoltare le storie di ognuno dei componenti. Vi erano degli oggetti cui la nonna era particolarmente affezionata. -Nonna perché tieni tanto a questa coppa?- aveva chiesto una volta. -Perché è un caro ricordo, mi rammenta un momento entusiasmante della mia giovinezza. Precisamente quando la vinsi ai campionati giovanili di pattini a rotelle. Ricordo che stavo per essere superata da un’altra concorrente e sarei arrivata seconda. Allora con destrezza, quando quella mi fu perfettamente accanto, la spinsi impercettibilmente con un gomito, facendola ruzzolare a terra. Nessuno se ne accorse e le proteste della poverina furono inutili. -E’ proprio una bella coppa. Brava nonna!- aveva esclamato la bambina. -Sì, ma tu cerca di essere sempre leale nello sport. Vedi, io vinsi, ma poi mi pentii amaramente della scorrettezza verso l’avversaria. Comunque, la vuoi regalata? -Ma come! Ci tieni tanto! -Cara Fiammetta, secondo me, bisogna regalare gli oggetti ricordo sin tanto che siamo in tempo. Donarli a chi si ama per condividere dei momenti magici del passato. Non bisogna attaccarsi agli oggetti, tanto rappresentano qualcosa che non morirà mai nel nostro cuore. Gli oggetti sono solo cose, quello che più conta è ciò che conserviamo nell’anima. Poi quando Fiammetta divenne adolescente, la madre volle che tornasse a vivere in casa propria e così avvenne. Per la nonna fu un grande dolore, ma non lo fece capire a nessuno. -Vieni a trovarmi spesso, - aveva raccomandato. -Sì nonna, non preoccuparti-. E invece, per i primi tempi era stata assidua, ma poi a poco a poco aveva cominciato a non farsi più vedere perché fagocitata da nuovi interessi e nuovi amici. Una volta che era andata a trovarla, le aveva raccontato di aver litigato con la madre perché non le consentiva di uscire con determinati ragazzi. -E’ una despota e non la sopporto più!- aveva detto Fiammetta. -Non è vero che non la sopporti. Anzi credo che tu le voglia un gran bene. Solo che non glielo dici mai. Stai attenta Fiammetta e ricordati di dire sempre prima ciò che provi. -Prima di che? Scusa nonna. -Prima che sia troppo tardi. Dillo prima. I sentimenti d’affetto sono una grande ricchezza, è inutile tenerli gelosamente nascosti e non esternarli. Una volta, al telefono, la ragazza aveva promesso alla nonna d’andarla a prendere con la propria auto per condurla a passeggio. Dunque nonna Fiamma, il pomeriggio fissato, era eccitata nell’attesa della nipotina. Si era preparata con cura indossando una delle sue tolette più graziose. Si era agghindata proprio bene, indossando pure un vezzoso cappellino, e si era messa ad aspettare con ansia Fiammetta. Questa purtroppo aveva dimenticato l’appuntamento ed era uscita con un ragazzo che le piaceva molto. La povera nonna aveva atteso invano e verso le otto di sera si era spogliata e aveva provato tutta la tristezza del mondo. Non aveva più sentito la ragazza neppure telefonicamente e aveva compreso che si era dimenticata di lei e dell’appuntamento. Poi qualche giorno dopo, un attacco d’ischemia cerebrale l’aveva ricondotta al Creatore. Quando la nipotina l’aveva saputo, si era disperata e aveva pianto tutte le sue lacrime. Improvvisamente aveva ricordato l’appuntamento. Allora, tra la costernazione degli astanti, aveva abbracciato la bara, dove la nonna riposava per sempre, gridando: -Dillo prima! Dillo prima! Ti voglio bene nonna. Dillo prima! Dillo prima! |
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